Investimenti all’estero: aspetti fiscali e oneri del contribuente

Nel nostro articolo “Il mondo crypto: opportunità o rischio” abbiamo parlato degli investimenti in criptovalute e della loro rilevanza fiscale nella definizione di investimenti esteri. Il presente articolo, invece, punta ad ampliare la discussione sugli adempimenti richiesti al contribuente su conti o strumenti finanziari detenuti all’estero.

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Obblighi per gli investimenti all’estero

Esistono oggi moltissime piattaforme italiane ed estere che offrono la possibilità di fare trading a commissioni zero. Quello che manca, però, è l’informativa relativa agli adempimenti fiscali connessi. In breve, il contribuente, spesso, non è a conoscenza degli obblighi cui dovrà adempiere in caso di investimenti all’estero. Vediamo perché e cosa c’è da fare.

Le banche e piattaforme nazionali fanno tutte da sostituto d’imposta attraverso il regime del risparmio amministrato gestendo tutti gli aspetti fiscali legati agli investimenti.

Diversamente dagli istituti italiani, invece, le banche e piattaforme estere non adempiono a tale funzione e, pertanto, tutti gli obblighi fiscali gravano sul contribuente che dovrà autonomamente – o con un consulente fiscale – adoperarsi in tal senso.

I quadri della dichiarazione dei redditi persone fisiche interessati dalle norme fiscali in relazioni a conti o strumenti finanziari detenuti all’estero sono i seguenti:

  • quadro RW: valore investimenti all’estero e bolli

In questo quadro vanno indicati gli importi detenuti su conti o piattaforme estere. Se nel corso dell’anno la giacenza media sul conto o sulla piattaforma è superiore a una certa soglia vi è l’obbligo di compilare il quadro RW. Si dovrà pagare l’Ivafe pari ad euro 34,20, ossia, la stessa imposta di bollo trattenuta sui conti italiani ma, in questo caso, versata direttamente dal contribuente. 

Lo stesso vale per gli strumenti finanziari detenuti quali, ad esempio, azioni e obbligazioni il cui valore va dichiarato sempre nel quadro RW, e pagare l’Ivafe pari allo lo 0,2% del valore di tali strumenti a fine anno. 

  • quadro RT: plusvalenze

Se nel corso dell’anno si vendono strumenti finanziari quali, ad esempio, azioni e obbligazioni e si realizzano delle plusvalenze il quadro della dichiarazione da compilare è il quadro RT. La plusvalenza si calcola sempre come differenza tra quanto incassato (al netto, dunque, di eventuali commissioni di compravendita) e quanto speso per un investimento azionario (comprensivo, quindi, di eventuali commissioni). Le aliquote sono le stesse che si applicano in Italia: per le azioni, per esempio, è sempre il 26%. 

  • quadro RM: dividendi, cedole e interessi

Se dalla detenzione di strumenti finanziari derivano delle cedole, degli utili, dei dividendi o interessi l’altro quadro da compilare è il quadro RM. 

Le aliquote sono le stesse che si applicano in Italia (in generale il 26% salvo le dovute eccezioni al 12,5% per le cedole dei titoli di Stato).

Tutti i valori da inserire nella dichiarazione dei redditi devono essere in euro. Se gli investimenti sono in valute estere vanno applicati dei tassi di cambio ufficiali determinati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate. I cambi ufficiali sono pubblicati con cadenza mensile per permettere a chi chiude i rapporti in corso d’anno di applicare il valore del mese di chiusura del conto. Per chi non chiude i rapporti in corso d’anno, va considerato il cambio ufficiale del mese di dicembre. 

Il nostro studio è a disposizione per chi fosse interessato ad approfondire la tematica. 

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